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“Per filo e per segno” prosegue fino al 18 gennaio 2014.

La mostra “Per filo e per segno”,  inaugurata il 7 dicembre allo spazio Bonetto di Chieri, prosegue fino al 18 gennaio 2014. Ecco alcune immagini e le impressioni di Filippo D’Arino, scrittore e giornalista di Torino.

 

L'ingresso dell'atelier Bonetto a Chieri. (Ph. Angelo Gaidano)

 

 

 

 

 

 

 

 Ph. Angelo Gaidano  Ph. Angelo Gaidano  Ph. Filippo D'Arino  Ph. Filippo D'Arino  Ph. Angelo Gaidano Beniamino Bonetto saluta i visitatori della mostra (Ph. Angelo Gaidano) Bruno Ciasca con due visitatori speciali, i nipotini Federico e Sara.  (Ph. Angelo Gaidano)"Aspettando i burattini" ( Ph. Angelo Gaidano)  Ph. Angelo Gaidano Ph. Angelo Gaidano  Ph. Angelo Gaidano  Ph. Angelo Gaidano

 

 

 

Ph. Angelo Gaidano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vedere le opere di Bruno esposte fra mobili e oggetti di design ha confermato la mia prima sensazione sul suo lavoro. Sembra quasi un po’ oltraggioso da dire riferendosi ad un artista, ma i lavori di Bruno Ciasca “arredano”. Perché occupano lo spazio attraverso una combinazione di forme, colori e dimensioni che catturano letteralmente l’occhio, ma non in modo piatto e convenzionale. Diventano parte dell’ambiente. Creano curiosità, calore, armonia. A volte penso che certe trovate di Bruno, certe sue invenzioni potrebbero tranquillamente trasformarsi in oggetti di design veri e propri. Un coloratissimo totem che diventa un attaccapanni. Una composizione di telai che diventa un separè. A confortare questa ipotesi, per adesso c’è una sedia. Un caleidoscopio di colori proposto in piena tridimensionalità e funzionalità. Una colorata/complicata/perfetta invasione di carta e colla vinilica che diventa un ipotetico trono per una ipotetica “principessa Arcobaleno”. Pur rimanendo una semplicissima sedia. Spero che la curiosità e la vivacità di Bruno possano soffermarsi nuovamente su vivaci commistioni di questo tipo. Ma so anche che la sua arte è fatta di sperimentazione. Di curiosità. E di istinto. E che, come lo stesso Bruno ha ammesso candidamente, quando un esperimento funziona e dà prova della sua riproducibilità, viene subito voglia di tentarne un altro.  (Filippo D’Arino)